Con la faccia colorata di vita

Il 21 novembre, una cooperante italiana di 23 anni è stata rapita a Chakame, un villaggio in mezzo al nulla sulla costa del Kenya, a un’ottantina di chilometri da Malindi. Assalitori armati di kalashnikov sono entrati a bordo di un furgone nel villaggio e hanno seminato il terrore tra gli abitanti in uno dei negozietti locali. Nell’attacco sono state ferite cinque persone, tra cui alcuni bambini, e uno sarebbe grave. La giovane lavorava per la o.n.g. italiana “Africa Milele”.

Sul Corriere della Sera del 22 novembre, Massimo Gramellini ha commentato alcune reazioni suscitate da questa notizia, scrivendo:

Ha ragione chi pensa, dice o scrive che la giovane cooperante milanese rapita in Kenyada una banda di somali avrebbe potuto soddisfare le sue smanie d’altruismo in qualche mensa nostrana della Caritas, invece di andare a rischiare la pelle in un villaggio sperduto nel cuore della foresta. Ed è vero che la sua scelta avventata rischia di costare ai contribuenti italiani un corposo riscatto.
Ci sono però una cosa che non riesco ad accettare e un’altra che non riesco a comprendere. Non riesco ad accettare gli attacchi feroci a qualcuno che si trova nelle grinfie dei banditi: se tuo figlio è in pericolo di vita, il primo pensiero è di riportarlo a casa, ci sarà tempo dopo per fargli la ramanzina. E non riesco a comprendere che tanta gente possa essersi così indurita da avere dimenticato i propri vent’anni. L’energia pura, ingenua e un po’ folle che a quell’età ti spinge ad abbracciare il mondo intero, a volerlo conoscere e, soprattutto, a illuderti ancora di poterlo cambiare. Le delusioni arrivano poi, quando si diventa adulti e si comincia a sbagliare da professionisti, come canta Paolo Conte. Silvia Romano non ruba, non picchia, non spaccia. Non appartiene alla tribù dei lamentosi e tantomeno a quella degli sdraiati. La sua unica colpa è di essere entusiasta e sognatrice. A suo modo, voleva aiutarli a casa loro. Chi in queste ore sul web la chiama «frustrata», «oca giuliva» e «disturbata mentale» non sta insultando lei, ma il fantasma della propria giovinezza.

 

Caro Massimo Gramellini,
non ha ragione «chi pensa, dice o scrive che la giovane cooperante milanese rapita in Kenya da una banda di somali avrebbe potuto soddisfare le sue smanie d’altruismo in qualche mensa nostrana della Caritas, invece di andare a rischiare la pelle in un villaggio sperduto nel cuore della foresta». Semplicemente perché non siamo autorizzati a ritenerle «smanie d’altruismo».
Non conosco Silvia Romano e non mi permetto di esprimere un giudizio sulle sue scelte, ma sono sicuro che non è diversa da tanti giovani che incontro ogni giorno, smaniosi di vivere senza sottomettersi alla cultura di morte, che la nostra generazione vorrebbe loro consegnare inesorabilmente.
Gli attacchi feroci non sono insulti di gente indurita, rivolta al «fantasma della propria giovinezza», ma bestemmie di egoismo e narcolettici luoghi comuni, contro chi sogna, condivide, offre, compatisce, spera, si impegna, paga in prima persona. Io non riesco a comprendere perché «l’energia pura, ingenua e un po’ folle che a quell’età ti spinge ad abbracciare il mondo intero, a volerlo conoscere e, soprattutto, …cambiare» debba essere classificata come illusione. Forse a causa delle delusioni della nostra generazione, che oggi preferisce sonnecchiare sul divano, pontificare da una scrivania (o da un pulpito), chiusi nelle serre dei nostri mondi teorici?
Gesù nel Vangelo rimprovera i burocrati e i perfetti del suo tempo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare» (Matteo 23,13). Ecco cosa penso di chi giudica «ingenua e sconsiderata» una ragazza che ha osato guardare il mondo in un altro modo, fuori dagli schemi dei falsi maestri e lontano dalle litanie dei nostri meschini desideri. Che non immagina l’età adulta come il tempo in cui si sbaglia da professionisti, citando Paolo Conte, ma come il momento in cui si impara a sognare, citando i Negrita. Forse quello che ci brucia e verso cui verrebbe voglia di scagliarci è che una ragazza italiana ha osato varcare la soglia di un mondo che noi non oseremo mai attraversare. Per prudenza, per egoismo, per comodità.
Appena Silvia tornerà a casa, e lo spero con tutto il mio cuore, non le presenterò il conto né la sottoporrò ad alcuna «ramanzina», anche se la sua scelta fosse costata  ai contribuenti italiani un corposo riscatto. Perché ci costerebbe di più un paese senza Silvia Romano, entusiasta e sognatrice. Senza la sua testimonianza coraggiosa. Senza quella sfrontatezza di aver sorriso, in un mondo di morte, con la faccia colorata di vita.

don Dino Pirri

5 pensieri riguardo “Con la faccia colorata di vita

  • 23 novembre 2018 in 8:20
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    Grazie. Mi ha offerto un altro punto di vista e mi ha permesso di cambiare il mio.

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  • 23 novembre 2018 in 17:42
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    GRAZIE per queste parole. Piera Geraci

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  • 24 novembre 2018 in 9:44
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    Anni fa sono stato volontario in Ecuador e poi in Perù. Sono stati anni belli e sofferti, accompagnati prima, dopo e ancora oggi da impegni quotidiani per gli altri.
    Poteva succedere a me, è successo qualcosa di brutto a qualcuno del mio movimento MA Credo più di ogni altra cosa che la vita va via di corsa verso l’ultimo giorno. Non decidiamo noi quando sarà quel giorno ma FORSE possiamo decidere cosa ha riempito i nostri giorni. Lo dico piangendo. Non rinnegherò mai ciò che ho fatto per gli altri. Anche oggi che sono papà e più ragionatore e prudente. Un abbraccio a Silvia, ai suoi genitori e a chi lotta senza troppo cervello ma lavora con tanto cuore.

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  • 26 novembre 2018 in 19:15
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    Si commmentano i fatti in base al pensiero comodo ed egoista… .non si riesce a guardare il fatto ” oltre” il peso e la misura economica ed arrivista…cosa c è realmente dietro alla sua decisione di missione… Il cuore che fa muovere le coscienze, che fa operare per il bene, il cuore che fa muovere ed operare grandi gesti… l’ abbiamo soffocato! Invece che lodare Silvia per il coraggio e la forza della sua decisione… La si critica! Perché lei ci ricorda il nostro poco.

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