Vieni dietro a me!

Partiamo dalla domanda di domenica scorsa: “Che cercate?”. Gesù, che è venuto per servirci e non per essere servito, domanda ai suoi primi due discepoli: Che cercate? Cosa posso fare io per voi? Di che cosa avete bisogno?

Spesso ci giustifichiamo, dicendo di pensare a Dio solo quando abbiamo bisogno. Ma è Gesù stesso che ci ricorda che la fede funziona proprio così: come la risposta a una provocazione, a una domanda, a un bisogno. Come soluzione di una mancanza. Ecco perché Gesù sceglie i poveri. I ricchi hanno la presunzione di non aver bisogno di nulla.

Qualcuno prova a mettere a tacere le domande e i bisogni veri, come cercarono di mettere a tacere Gesù. Molti fanno finta di non ascoltare, oppure si stordiscono volontariamente, ma il vuoto rimane, fino a far riemergere la domanda. Davanti alla tua vita, davanti a quello che non ti piace di te, davanti alla morte: cosa stai cercando? Cosa ti pesa? Cosa ti rende triste?

Gesù si propone come la risposta eterna di Dio. L’invito ad essere suoi discepoli: “Venite dietro a me”. Non è l’offerta di un’evasione, ma la presunzione di Dio di bastare a tutti i nostri bisogni e di colmare tutti i nostri vuoti: Vieni dietro a me, perché io sono quello che cerchi, io soltanto. La vita non sta altrove. La vita non consiste nell’avere accanto a sé un uomo o una donna, nel faticare ogni giorno, nell’affrontare coraggiosamente ogni sofferenza, nel godere, nel possedere, nel dominare. Ce lo ricorda san Paolo.

Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo! (1Cor 7,29-31).

La vita è camminare dietro a Gesù, scegliere il vangelo come orientamento, assumere la logica del Regno di Dio. Per questo oggi Gesù raggiunge ogni periferia della nostra esistenza e ci dice: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino». Oggi è il momento! Qui è il luogo! È terminato il tempo dell’attesa e della promessa, della fatica e della semina: ora è il compimento e la mietitura, il frutto.

Come tutto questo può accadere nella mia vita? «Convertitevi e credete nel Vangelo», comanda Gesù. Ed è una delle poche volte in cui Gesù dà un ordine. Deve essere importante. Invece di guardare solo a te stesso e di guardare troppo gli altri, comincia a guardare me, dice il Signore: cosa faccio, cosa dico, come sto con gli altri, come rispondo al male. E poi credi al Vangelo.

Ma credere al vangelo non vuol dire semplicemente ritenere che quello che c’è scritto sia vero. Credere al vangelo vuol dire affidare la propria vita al vangelo. Fidarsi più del vangelo che delle proprie opinioni. Sapere che la verità sta prima di tutto lì, e non nella televisione o sui social o nei sondaggi. Mi domando: quanti di noi, che ci definiamo credenti, ascoltiamo ogni giorno il vangelo?

Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo (Mc 1,15)

In risposta a ogni nostra domanda e a tutti i nostri bisogni, Gesù dice a ciascuno oggi: Non aspettare; vieni dietro a me; stai a mensa con me, partecipa alla mia eucaristia; convertiti e credi al vangelo.

Un pensiero riguardo “Vieni dietro a me!

  • 25 gennaio 2018 in 1:26
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    Mi ha colpito questa frase “La vita è camminare dietro a Gesù, scegliere il vangelo come orientamento”. Perché siamo così lontani dal capire questo?
    Ci affanniamo, ci scaldiamo per vere e semplici questioni, per superficiali e diversi modi di vedute,siamo banali all’ inverosimile, sprechiamo tanto di quel tempo per nulla trascurando invece quello che ci renderebbe migliori e ricchi davvero: la Sua Parola.

    Risposta

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