Dio abita la nostra storia

Oggi si compiono i misteri dell’Incarnazione, quaranta giorni dopo il Natale del Signore.

Nella nascita del Messia, povero tra i poveri, viene anticipata la suprema povertà del Crocifisso e comincia a risplendere la gloria di Dio, intesa come rivelazione del suo amore… Nella presentazione al tempio Israele, rappresentato da Simeone e Anna, vede coronata la sua attesa e incontra il suo salvatore, mandato da Dio anche come «luce per illuminare le genti» (Lc 2,32).

L’evangelista Luca, attraverso la contemplazione di questi eventi, ci annuncia il compimento dei giorni e la vicinanza del Regno di Dio. Per questo dà importanza al tempo: 180 giorni dall’annuncio a Zaccaria all’annunciazione; 270 giorni dall’annunciazione alla nascita di Gesù; 40 giorni dalla nascita di Gesù alla presentazione al tempio. 490 giorni, cioè 70 settimane. La profezia di Daniele annunciava che al termine della settantesima settimana, sarebbe avvenuta la purificazione del tempio, che era stato profanato da Antioco IV Epifane.

Dunque, nella settantesima settimana, compiuti i giorni della purificazione, Dio torna ad abitare il tempio, anche secondo la profezia di Malachia.

Così dice il Signore Dio: «Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti. Chi sopporterà il giorno della sua venuta? … Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia». (cfr. Ml 3,1-4)

In realtà non sono Maria e Giuseppe e Gesù ad avere bisogno di purificazione. Il Signore entra nel suo tempio, per purificare i figli di Levi, cioè il corpo sacerdotale, incaricati di presentare le offerte e i sacrifici del popolo. Un tempo nuovo, un culto nuovo, un popolo nuovo. Non c’è più barriera che separi il sacro dal profano, ma tutto diviene benedizione di Dio. E non c’è più intermediario tra Dio e gli uomini, perché in Gesù Cristo il cielo e la terra si sono ricongiunti.

Oggi Gesù entra anche nel tempio della nostra vita, per purificarci. Nell’eucaristia entra nel nostro corpo, per donarci un tempo nuovo e un culto nuovo. Un culto senza tempio, perché lo Spirito Santo dimora in noi. Un culto senza intermediari, perché nel battesimo tutti siamo figli di Dio e concittadini dei santi. Un culto senza offerte e sacrifici, perché, in Cristo, Dio si è offerto e sacrificato per tutti e una volta per tutte. Per dare la vita e non per toglierla. Per salvare e non per condannare.

Così tutta intera la vita cristiana è il culto gradito a Dio, ovunque siamo. La vera preghiera è la comunione con lui nell’ascolto della sua Parola. La vera offerta è cercare la Sua volontà ogni giorno e viverla.

Scrive San Paolo: “Vi esorto, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi alla mentalità di questo tempo, ma trasformatevi rinnovando la vostra vita, per poter riconoscer la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.

Un pensiero riguardo “Dio abita la nostra storia

  • 3 febbraio 2018 in 23:47
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    Sono abbonata all’ eco di San Gabriele, in questo mese un articolo lo collego a quello che ho letto qui…
    DIO ABITA LA NOSTRA STORIA

    “Un Dio che ha lasciato il Cielo per la terra merita davvero tutta la nostra fede e il nostro amore. Ma qual’ è la strada per rimanere in Lui? Come essere sicuri che siamo fedeli al Signore fino al punto da lasciare che Gesù viva in noi?
    Nel Vangelo troviamo la risposta “Siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli” Gv 3,14
    Gesù ama così tanto l’uomo da voler rimanere perennemente in lui e fare del suo cuore la sua casa”

    Aggiungo…
    che mi sento stolta,
    Lui abita con me/ noi, nei nostri giorni, nelle nostre case, nei nostri incontri, nei nostri passaggi di vita;
    non dovrei sprecare nemmeno un giorno, spesso invece non accetto /accettiamo di far ALLOGGIARE il nostro Signore.

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