Fuori dal tempio!

Possiamo accontentarci di leggere questa pagina di Vangelo con superficialità, fermandoci al gesto compiuto da Gesù. Gesù sarebbe ridotto a un rivoluzionario che vuole rovesciare il sistema con le sue istituzioni. E come si usa fare adesso, potremmo dare libero sfogo alla nostra rabbia, al risentimento e a ogni frustrazione: contro lo Stato e la Chiesa, contro la politica e i santuari, contro preti, frati e suore che chiedono le offerte. E potremmo invocare il ritorno del Signore con la sua frusta di cordicelle, perché torni a posto tutto. Perché le cose che non funzionano sono sempre colpa di qualcun altro. E a risolvere le cose che non vanno deve essere sempre qualcun altro.

Neanche i Giudei compresero quel gesto. Neanche i suoi discepoli. Lo compresero soltanto dopo la risurrezione. E ce lo spiegano così: «Ma egli parlava del tempio del suo corpo». E sappiamo che oggi siamo noi il suo corpo, che è la Chiesa. Perché Gesù compie questo segno sul tempio, simbolo del suo corpo? Perché Gesù compie questo segno davanti a noi, oggi?

Teniamo da parte questa domanda. E guardiamo al nostro cuore, alla nostra vita.

Noi stiamo vivendo il tempo di quaresima con l’intenzione di prepararci a vivere la Pasqua: secondo la nostra logica, vorrebbe dire che stiamo impegnandoci in questo tempo a capire cosa sia la Pasqua, e anche a essere più buoni entro la festa di Pasqua. Invece il Vangelo ci insegna che il mistero della passione, morte e risurrezione, cioè la Pasqua che vivremo ci aiuta a capire il tempo che stiamo vivendo e ci permetterà anche di essere più buoni.

Ancora, noi pensiamo che dobbiamo sforzarci a fare i buoni e Dio alla fine ci salva, mettendoci in Paradiso. E invece Dio ci ha salvati e per questo noi riusciamo a essere più buoni, rendendo questa terra e questo tempo, un paradiso. È una logica totalmente nuova. È il cuore di Dio, il suo modo di ragionare e agire, che Gesù ci ha rivelato.

Infatti, quando agiamo secondo la nostra logica – quella vecchia – sperimentiamo sempre il fallimento e ci accorgiamo che non funziona mai e diventiamo sempre più tristi e scoraggiati. Come quando arriva Pasqua, e ogni anno ci lamentiamo che non abbiamo fatto quello che avremmo voluto e come avremmo voluto. E possiamo andare avanti a dire che non capiamo quello che c’è scritto nella Bibbia e quindi non la leggiamo più, che la felicità non esiste, che non siamo degni di essere amici di Dio e quindi viviamo come se non ci amasse, che non andremo in Paradiso e viviamo come se non esistesse. Pensiamo che sia così anche l’ultimo istante della nostra vita, la morte.

Perché accade questo? «Egli parlava del tempio del suo corpo», egli parla di noi, che siamo il suo corpo. Perché avete fatto della casa del Padre mio un luogo di mercato. Perché avete fatto della vostra vita una merce di scambio. Perché avete fatto della vostra fede una specie di transazione finanziaria, secondo cui bisogna dare e avere. Dimenticando l’Amore del Padre, la gratuità della salvezza, il primato della Misericordia.

Gesù oggi rovescia i banchi delle nostre abitudini e percuote le nostre presunzioni, perché smettiamo di comprare la vita e la felicità. Anche nell’Alleanza tra Dio e Israele troviamo questo rovesciamento. Dio non dice: dovete vivere in un certo modo e con determinate regole e io vi farò uscire dall’Egitto. Al contrario: io vi ho già fatto uscire dall’Egitto e quindi la vostra vita potrà essere nuova. Siccome non vi ho fatto mancare mai niente, allora potete essere liberi dall’egoismo, dal potere, dalla violenza, dalla paura.

Allora il deserto è come un giardino e noi arriveremo alla Pasqua del Signore pieni di gratitudine per quanto egli ci ami, e non tristi per il nostro poco amore. E arriveremo alla fine della nostra vita senza paura, pieni di fiducia e nella pace.

Un pensiero riguardo “Fuori dal tempio!

  • 9 marzo 2018 in 19:52
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    In sintesi “Rifugiarsi in Dio” “affidarsi a Lui” “cercarlo cercarlo cercarlo senza altra aspettativa, per poi arrivare a Lui”

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