L’incredulo credente

L’evangelista ci ha raccontato i fatti avvenuti la sera della domenica di Pasqua, il primo giorno della settimana. E poi, quando Gesù si mostra ai suoi una seconda volta, otto giorni dopo, la domenica dopo. Vorrei che tenessimo a cuore una bella notizia e due domande.

La bella notizia: Gesù, il Risorto, si fa trovare e vuole stare con noi, chiamandoci “amici”. Egli sta in mezzo a noi, come ci ricorda il cero pasquale. Ci dona lo Spirito Santo, cioè la presenza di Dio nella nostra vita, e quindi la pace. Ha attraversato con noi la morte, perché noi potessimo sperimentare con lui, la vita. Si è caricato della Croce, perché potessimo conoscere la Misericordia del Padre e il perdono dei nostri peccati. E i suoi discepoli possano gioire.
«Mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”». Erano chiuse le porte ed era chiuso il cuore degli apostoli. «Per paura», ci spiega l’evangelista.

La prima domanda: le porte della nostra vita come sono oggi? Aperte o chiuse? Perché Gesù vorrebbe tanto entrare e stare con noi. Ma la paura, la pigrizia, l’egoismo, l’indifferenza, la presunzione… sbarrano la strada. Fratelli e sorelle, Gesù sta davanti a noi oggi. Lo lasciamo entrare oppure no? Apriamo la porta al Vangelo oppure no? Apriamo il cuore in questa eucaristia oppure no?
«Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo”».

La seconda domanda: possiamo vedere Gesù oggi? Tommaso, che non era insieme agli altri la sera di Pasqua, non pone la questione dell’incredulità: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Egli pone la questione della concretezza: la fede non è una teoria o un proposito buono. La fede è un fatto che si tocca, una persona che si incontra, un modo di vivere. Senza vie di mezzo. Come l’amore: non si può amare tanto o amare poco. O si ama o non si ama. Come la vita: non si può essere molto vivi o poco vivi. O si è vivi o si è morti. Tommaso smaschera la grande menzogna del credente non praticante, del credente a chiacchiere, Tommaso ci domanda: dov’è la tua fede, la tua speranza, la tua carità? Si vede? Si tocca? Oppure è solo una parola vuota? un’illusione?

Entrando in chiesa possiamo riconoscere dei segni che ci parlano della presenza di Gesù: l’altare, al centro, è Gesù che offre la sua vita per noi; l’ambone, da cui si proclama la Parola è Gesù, Maestro; il tabernacolo, in cui conserviamo l’eucaristia, è Gesù che ci aspetta sempre; questa assemblea, popolo di Dio, è il Corpo stesso di Gesù, che continua a percorrere le strade del modo per guarirci dal male e liberarci dal peccato. Nella catechesi Gesù continua ad insegnare; nei sacramenti che celebriamo, egli continua a stare in mezzo a noi; nella carità che viviamo, egli continua ad agire.
Uscendo dalla chiesa, diventiamo noi stessi il corpo, cioè siamo mandati a far vedere e toccare a tutti l’amore di Dio:

«La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune.Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore».

Tutti, possiamo stare davanti a Gesù, oggi in particolare davanti all’eucaristia, e dire, insieme a Tommaso e a tutta la Chiesa: «Mio Signore e mio Dio!».