Padre nostro che sei sbagliato

«Il Papa ha detto che il Padre nostro è sbagliato». E il popolo cade dalle nuvole, sarebbe il caso di dire.

Le parole del Papa sul testo del “Padre nostro” hanno colpito tutti. Lo abbiamo sempre detto sbagliato? Non proprio. È soltanto questione di traduzione italiana un po’ equivoca. Dice papa Francesco: «una traduzione non buona». Nell’ultima versione Cei si legge «non abbandonarci». Il senso è: «Quando Satana ci induce in tentazione, tu, per favore, dammi la mano, dammi la tua mano»

La Conferenza episcopale italiana aveva avviato nel 1988  il lungo processo per la revisione della traduzione italiana della Bibbia da adottare nelle celebrazioni liturgiche. Nel 2002, i Vescovi avevano approvato la nuova traduzione, ma solo dopo la ricognizione della Santa Sede, a partire dal 2 dicembre 2007, prima domenica di avvento, nelle comunità cristiane cominciarono a risuonare le “nuove parole” della Sacra Scrittura.

In questa “nuova” decennale traduzione si è cercato di ovviare al malinteso che la lingua italiana poteva generare attraverso il verbo “indurre” (spingere, istigare), preferendo la seguente versione: “e non abbandonarci alla tentazione”. Questa modifica entrerà in vigore per tutti e contemporaneamente soltanto con la prossima pubblicazione della terza edizione italiana del Messale Romano, che si attende ormai da diversi anni.

Nulla di nuovo sotto il sole. Nessuna sconvolgente rivoluzione. Nessuna preghiera “a vuoto”. Soltanto due brevi considerazioni personali.

Innanzitutto, in quanto alla prassi ecclesiale e alle celebrazioni liturgiche, il popolo di Dio è stato abbandonato a se stesso invece di essere sistematicamente educato alla conoscenza dei riti, alla consapevolezza dei segni, alla partecipazione attiva e fruttuosa alle celebrazioni liturgiche. In parte per le diatribe ideologiche tra alcuni pastori, in parte per la loro ignoranza o superficialità.

Infine, mi sembra di individuare una prassi ecclesiale consolidata. Un modo ricorrente di affrontare questa epoca complessa. Preso atto di un errore o di una situazione ambigua. La traduzione è inesatta? Sì. Vabbè, facciamo finta di niente, lasciamo passare tanto tempo, aspettiamo che tutti se ne dimentichino, perché cambiare passo costa fatica.

Continuiamo a pensare che il Vangelo sia sbagliato, invece di pensare che stiano sbagliando i pastori della Chiesa. Gesù è venuto a complicare la vita, noi ve la semplifichiamo, come prossimo spot dell’8×1000.