Sotto la cenere, il fuoco

«Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio». Cosa vuol dire “vivere riconciliati”? Non vuol dire “fuggire da sé” o dai propri difetti e dai propri peccati. Si tratta piuttosto di un “tornare a casa” per essere finalmente se stessi, lasciandosi guarire dalle ferite della nostra storia, senza avere più paura o disgusto di ciò che siamo. «Così dice il Signore: “Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male”». Il profeta Gioele, in nome di Dio, richiama tutti a guardare al cuore e non all’esteriorità. Poiché il rischio potrebbe essere proprio quello: trascorrere questo tempo, rimanendo in superficie. Fermi alle abitudini. Rassegnati al male di questa epoca. Praticanti di culti vuoti di carità.

Allora siamo tutti convocati oggi per intraprendere il cammino verso la Pasqua, come un ritorno a casa. «Suonate il corno in Sion, proclamate un solenne digiuno, convocate una riunione sacra. Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo. Tra il vestibolo e l’altare piangano
i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano: «Perdona, Signore, al tuo popolo e non esporre la tua eredità… alla derisione delle genti
». Tutti convocati! Per cercare la strada verso casa, attraverso l’esperienza della preghiera, dell’elemosina e del digiuno. Per domandarci se siamo ancora credenti nel Vangelo e discepoli del Signore Gesù. O se piuttosto siamo solo “maschere cristiane”, senza verità. Per guardare sotto la cenere dell’apparenza e dell’abitudine e della fretta, se il nostro cuore è ancora capace di amare, se ancora crediamo all’amore, se siamo vivi.

Questi quaranta giorni che la Chiesa ci dona siano terreno fertile dello Spirito Santo, perché ci impegniamo in un serio discernimento cristiano, sulla nostra vita e sul tempo che viviamo. Per togliere la maschera agli “incantatori di serpenti”, che ci portano dove vogliono, lusingandoci con il piacere di pochi istanti che non dona felicità; con l’illusione del denaro che ci rende schiavi; con il delirio di essere padroni della nostra vita, rimanendo soli. Ancora un tempo benedetto dal Signore, per togliere la maschera anche ai “ciarlatani”, i quali, davanti alla complessità dell’esistenza, offrono scorciatoie che non conducono da nessuna parte. Scrive il Papa nel suo messaggio per questa quaresima: «Questi truffatori, che offrono cose senza valore, tolgono invece ciò che è più prezioso come la dignità, la libertà e la capacità di amare».

Sotto la cenere arde ancora in noi il fuoco della fede, della speranza e della carità?

Per rispondere a questa domanda, per convertirci sempre più al Vangelo di Gesù Cristo, per trovare la strada di casa, viviamo, allora, l’esperienza della preghiera, dell’elemosina e del digiuno. Il tempo della preghiera per sentirci figli consolati, il tempo dell’elemosina per sentirci figli amati, il tempo del digiuno per sentirci figli liberi.

Scrive ancora il Papa: «Se a volte la carità sembra spegnersi in tanti cuori, essa non lo è nel cuore di Dio! Egli ci dona sempre nuove occasioni affinché possiamo ricominciare ad amare».

Fratelli e sorelle, «il Signore si mostra geloso per la sua terra e si muove a compassione del suo popolo» – ci ricorda il profeta. E l’apostolo Paolo ci richiama alla realtà: «Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!». Cerchiamo sotto la cenere della nostra fragilità e del nostro peccato, camminiamo insieme. Tra quaranta giorni, nella notte della grande Veglia, risplenderà la fiamma del cero pasquale, che è Cristo Risorto; il fuoco nascosto dalla cenere, che fa risplendere sugli uomini la sua luce serena e vive e regna nei secoli dei secoli.

Un pensiero riguardo “Sotto la cenere, il fuoco

  • 14 febbraio 2018 in 22:53
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    Grazie Signore, perché anche in questa giornata ci hai dato tanta legna da ardere sul fuoco, abbiamo con questa Parola, il tuo biglietto d’ invito alla festa di Pasqua.
    Dona forza Signore, a Don Dino, perché possa aiutarci a rinvigorire il fuoco della preghiera, della carità e del digiuno, così arrivare ad un cuore che brucia e non un cuore di cenere spenta…
    Abbiamo 40 giorni per prepararci alla tua festa e alla nostra vita vera.

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