Tocca e lasciati toccare

«Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni».

 Per la prima volta risuona l’annuncio della risurrezione per bocca degli apostoli, nel giorno di Pentecoste, cioè cinquanta giorni dopo la Pasqua. Cosa è successo in questo tempo, nel quale ci troviamo anche noi oggi?

La prima reazione degli apostoli: rimangono immobili, nell’incredulità. Loro stessi ce lo raccontano. Lo sconcerto, la paura, l’incomprensione, l’agitazione, la fuga.

Poi cominciano i dialoghismoi, cioè i discorsi tra loro: le mormorazioni. Che cosa è questa risurrezione? E adesso che succede? In cosa consiste questa “Pace” che Gesù continua a donare appena incontra i suoi amici?

La conclusione più facile, per chi è sconvolto e pieno di paura: è un fantasma! «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?».Non è uno di noi. Non c’entra niente con la mia vita di tutti i giorni. È un prodigio grande, ma non mi riguarda. Ci sarà pure questa risurrezione, ma forse è più conveniente continuare a lamentarsi e a sottomettersi, piuttosto che rialzarsi e camminare liberi.

La risposta di Gesù:«Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». La domanda di Tommaso, domenica scorsa, era: «Voglio vedere e toccare, perché se non vedo e non tocco, non credo». Oggi la questione è più seria, perché gli apostoli, cioè gli amici più intimi di Gesù, hanno sperimentato che si può non credere alla risurrezione di Gesù. Ma si può anche credere e rimanere uguali a prima; credere e rimanere immobili; credere e rimanere chiusi nel sepolcro; credere e non avere la speranza di essere liberati, guariti, salvati.

«Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: “Avete qui qualche cosa da mangiare?”. Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro».

Domenica scorsa dicevamo: se non tocco, non credo. Oggi impariamo che il vero dramma è: se non mi lascio toccare dalla risurrezione di Cristo, non vivo.

Per questo Gesù Cristo, il Figlio di Dio, il risorto, torna indietro a cercare Tommaso, torna indietro a farsi toccare la vita degli apostoli, torna indietro per stare ancora una volta a mensa con i suoi, come sta accadendo oggi. La misericordia di Dio è Gesù risorto, che torna indietro a cercarci nella nostra paura e nella nostra incredulità. La misericordia di Dio è Gesù Cristo che sta in mezzo a noi oggi e ci svela il senso delle Scritture, perché noi possiamo riconoscerlo sempre di più, senza scambiarlo per un fantasma, cioè per qualcosa che non ci appartiene, non ci riguarda e non ci tocca.

«Da questo sappiamo di averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità. Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto».

La fede, fratelli e sorelle, è una relazione concreta che si vive nella realtà; e non una narrazione fantasiosa che risiede nell’immaginazione. È il Corpo di Gesù che ci raggiunge attraverso la testimonianza del Vangelo, ci tocca con il suo amore e si lascia toccare nell’eucaristia.

Se è successo in quel tempo agli apostoli, impauriti e increduli, perché non dovrebbe accadere adesso a noi?