Nell’isola di Bohol tra difficoltà e speranze

Di Silvio Giampieri

Un’altra pagina importante, che non posso non scrivere, circa il mio viaggio nelle Filippine l’ho vissuta nella bellissima isola di Bohol. Sono grato non solo alle Suore Teresiane per la loro ospitalità e per aver avuto l’occasione di conoscere i simpaticissimi bambini della loro scuola primaria, ma anche per l’accoglienza ricevuta in tutte le realtà piccole e grandi del luogo. Nella diocesi di Tagbilaran è presente un progetto per la ricostruzione, necessaria a seguito del sisma avvenuto nel 2013, finanziato dalla Conferenza Episcopale Italiana grazie ai fondi dell’otto per mille.

Visitandone appunto il centro “Buon Pastore”, ho potuto vedere come pian piano la popolazione si stia rialzando da tanta devastazione. Veramente affascinante è stato apprezzare la creatività e l’organizzazione tipica del popolo filippino, capace di progettare nuove soluzioni e strategie di cambiamento, anche nelle piccole attività economiche. La ricostruzione si è trasformata così in
opportunità di lavoro per giovani di strada che stanno imparando nuovi mestieri, come la lavorazione del legno, della pietra o ad applicarsi nelle arti decorative. Questo programma si è poi dilatato nel creare prospettive di lavoro anche in altri settori del terziario, o nel portare avanti progetti di microcredito.

Ho potuto osservare la fatica e l’impegno di agricoltori od allevatori nella prospettiva del progetto, condito anche dal sogno, ma sempre camminando col passo della concretezza. La stessa speranza l’ho letta nello sforzo quotidiano in alcune comunità dove degli ex tossicodipendenti cercano di tenere in piedi quanto di buono faticosamente costruito nella loro vita. La fiducia nel futuro, tra la bellezza dei sogni e la durezza della realtà presente, è stata il filo rosso che mi ha accompagnato in queste giornate così belle ed intense, ed è quello che riporto a casa e che voglio trasmettere a chi mi sta vicino.

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